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Contratto tipo convenzionato
Questo contratto si chiama così perché dipende
almeno in parte (per esempio, per l'ammontare
massimo del canone da pagare)
da accordi già presi in una
"convenzione
nazionale" fra associazioni dei proprietari
e associazioni degli inquilini. Questo contratto
è stato previsto nella nuova legge per favorire
i meno abbienti.
Se i proprietari d'appartamenti nelle zone
d'Italia dichiarate "ad alta tensione
abitativa" (cioè quelle in cui il problema
della casa è più sentito) accettano questo
tipo di contratto, in cambio d'un sacrificio
sui canoni hanno alcune agevolazioni:
- l'imposta di registro
viene ridotta e calcolata sul 30% del
canone di locazione anziché sul totale;
- l'Irpef
è ridotta del 30%;
- la durata del contratto
è più breve, cioè tre anni + due. Alla
scadenza dei tre anni sono possibili tre
casi:
- se proprietario e inquilino sono d'accordo,
e se nessuno dei due manda la disdetta
del contratto, allora il contratto
si rinnova automaticamente
di tre anni in tre anni;
- se si verifica una
delle sette
condizioni già descritte parlando
dei contratti "liberi", il proprietario
può disdire il contratto;
- infine, se proprietario e inquilino
non riescono a trovare un
accordo sul rinnovo del contratto,
esso è prorogato automaticamente
di due anni, dopodiché termina
definitivamente. Questo significa
che in quasi tutti i casi questo tipo
di contratto dura almeno cinque anni.
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